
Nome: No.
Acido e birra.
L'Italia è una repubblica fondata sul bigotto.
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello.
... il tempo che decidi di sprecare, non è sprecato.
animavera3 in Oceano mare parla di...
animavera3 in Però!!
utente anonimo in Perchè è amore.
visitato *loading* volte
Ripassando per caso in questo blog, mi sono riletto. E mi compiaccio di me stesso. Sisi. Proprio interessante.
Volevo cambiare piano tariffario:
Ora ho Be Wind New. E’ incompatibile con PIENO WIND.
Decido di cambiare piano in “SENZA SCATTO NEW.”
E’ più conveniente. 24 cent/min verso tutti, a fronte dei miei 35 attuali.
Se cambio tariffa, perdo le opzioni già attive.
Nel mio caso ho attive NOI WIND, E NOI WIND SMS.
Noi wind mi costa 5 euro al mese, NoiWindSms 2.
Per riattivare le opzioni CHE GIA’ HO, ma che perdo se cambio tariffa, (e non ho capito per quale motivo) spenderei 7 euro + 7 euro. Quattordici euro per riconfermare un servizio che ho già attivato, pagando altri setteeuro più setteeuro.
Inoltre, passando al “nuovo” NOI WIND, il canone mensile mi passerebbe come per magia da 5 euro mensili, a 6 euro.
Ricapitolando, per aggiungere un servizio (PIENO WIND) che tra l’altro pagherei, (7 euro per attivarlo, più 4 euro per il rinnovo ogni 6 mesi) devo cambiare tariffa, perché è incompatibile (non si sa per quale astrusa ragione) con la mia. Cambiare tariffa mantenendo le mie opzioni mi costa 1) 7 euro per il cambio di tariffa 2) 7 euro per riattivare NOI WIND 3) 7 euro per riattivare NOI WIND SMS.
TOTALE ANNUO RICHIESTO:
(PIENO wind) 7+4+4
(CAMBIO PIANO) +7
(riattivazione noi wind) +7
(riattivazione noi wind sms) +7
(annualità NUOVO NOI WIND) +(6x12=72)
(annualità noi wind SMS)+(2x12=24)
130 EURINI.
Attualmente il mio costo annuo è
Noi wind (5x12) = 60
Noi wind sms (2x12) 24.
84 eurini.
Se ne deduce, che io, utente medio, per mantenere il proprio numero, le proprie opzioni, aggiungere un servizio (a pagamento) e cambiare tariffa spendeREI 46 euro.
Sono proprio un insensibile. Non scrivo più. In realtà non è che non voglia, sono andato anche io al concerto degli afterhours, e adesso avrei da dire un sacco di cose, raccontarvi tonnellate di eventi, ma sto per ripartire, quindi zero computer fino a settembre, buona vacanza o non vacanza a tutti. Questa settimana vale doppio ^_^
Ma è puttanamente possibile che uno non riesca a trasformarsi in stupido un santo giorno e non sentire l'incombenza del malefico mondo che opprime?
Oggi odio. Odio mia sorella che passa in stanza camminando in maniera fastidiosa insieme a quel fastidioso rumore di ciabattine che fanno plik plik plik.
Odio il mio stomaco perennemente con i millepiedi dentro.
Servono soldi, tempo, aria.
"Abbassa il volume."
"NO."
Mi metterò le cuffie, ma solo perchè non ho voglia di discutere.
Oggi odio. Odio i passi di gente che sta per entrare in questa stanza mentre vorrei beatamente farmi i miei strafottutissimi cazzi in silenzio.
Odio chi viene a parlarmi perchè sono da troppo tempo zitto, e non ha niente da dirmi se non domande inutili...
...alle quali peraltro sono costretto a rispondere, in fretta, interrompendo il mio tanto amato silenzio, e abbassando il mio tanto amato volume, e solo al fine di poter tornare il pià presto possibile alla mia precedente condizione di muto ascoltatore di volume alto.
Servono soldi, tempo, Aria.
Riordinavo il pc e ho trovato alcuni pezzi di roba scritta, che rischiavano d'essere cestinati. Ma siccome questo blog serve solo a ricordarmi cosa penso o cosa ho pensato in passato, vista la mutevolezza del mio io, appiccico qua, e cosìssia.
Questa produzione risale al mio ritorno da Roma, dove persi tutti i bottoni della camicia a furia di lanciarmi in mezzo al pogo del "circolo degli artisti", e che mi fece riflettere sulla differenza con la mentalità paleolitica dei dinosauri cagliaritani.
A CAGLIARI SERVE UNA ROCKOTECA.
Questa è una crociata. A cagliari serve una rockoteca. Un locale dove al posto delle solite sbobbe ci sparino musica che liberi l’animo impazzito che c’è, represso in ognuno di noi. L’illuminazione mi è venuta una sera al charlie, dove mi trovavo per sbaglio visto che odio stare inscatolato come una sardina. La serata trascorreva tranquilla, ossia spenta, tutti ciondolanti a sperare in un contatto con un centimetro di pelle femminile, unico scopo della serata, e palesemente annoiati dalla musica, che ormai è diventata amorfa e indistinguibile. D’un tratto compare una canzone atipica, un pezzo cantabile, (perché ormai in discoteca è impossibile cantare, visto che l’hiphop reggaeton o quel che volete odierno a meno che uno non soffra di convulsioni è impronunciabile ma soprattutto irricordabile), credo fosse “Urlando contro il cielo” di Ligabue e puff, di colpo l’ambiente risorge, si crea una sorta di atmosfera da concerto, irrilevante che il gruppo non fosse presente: c’era un pezzo da condividere, da cantare a squarciagola.
Come si fa ad essere coinvolti dall’ultimo pezzo di Mattafix?? Io non so nemmeno chi è, per fare l’esempio son dovuto andare a leggermi le classifiche. Ma soprattutto come faccio a ricordarmi la canzone se il mese prossimo non ci sarà più? Quando ormai molte lune fa si andava all’opengate, il momento glorioso era la successione di Blink182 “what’s my age again” “Basket Case” dei greenday e gli Offspring con “Pretty fly…”, “Song 2” dei Blur. Si pogava, si impazziva, si urlava, si cantava. La discoteca non era più un pisellatoio e basta. Sti cazzi se la ragazzina di fianco non ti si filava. Era anche un concerto in cui ci si ricordava che la musica non è lì solo di sottofondo. Mi chiedo se sia così azzardato fare una bella rocckoteca dove al posto della divertentissima Rana pazza mi sparino I Prodigy, Muse, Motel Connection, DepecheMode perché no i Subsonica che sono ballabilissimi, ma anche tuffarsi all’indietro con Little Richard e la sua “tuttifrutti”.
Folle paganti ma poco esagitate. Questo è il paradiso dell’organizzatore. Non sia mai che qualcuno si accorga che ci potrebbe essere qualcosa di diverso da una serata inscatolata ad agitarsi ad un ritmo soporifero bevendo un bicchiere di ghiaccio condito.
Ebbene si. Lungo tempo di silenzio, perchè scrivere, sfogarsi, è un distogliere l'attenzione da qualcosa che ci coinvolge troppo e che, se non ce ne liberassimo, ci renderebbe la vita insopportabile.
Così uno si mette a suonare, si impara tutti i pezzi di pianoforte più strappalacrime possibili, scrive, scrive, scrive. Magari non pubblica, ma scrive.
E ora? E ora basta. C'è stata la svolta, e finchè questo blog non troverà altra utilità, forse resterà in silenzio. O forse no...
Ma per il momento non c'è tempo per scrivere.
... Anzi non è che non ci sia tempo, è che per ora lo impiego altrove. Besitos a chiunque continuasse a leggermi e anche no.
Sono impazzito definitivamente, ma in un altro senso.
Cantavano i beatles.... "all we need is love."
Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualocsa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.
- Madame Deverià... io come farò a riconoscerla, quella donna, la mia, quando la incontrerò? Anche solo una domanda elementare che affiora dalle tane sotterranee in cui la si era sepolta. Basta quello.
- Come farò a riconoscerla quando la incontrerò? Già.
- Ma in tutti questi anni non ve lo siete mai domandato?
No. Sapevo che l'avrei riconosciuta, tutto qui. Ma adesso ho paura. Ho paura che non sarò capace di capire. E lei passerà. E io la perderò.
Ha davvero addosso tutta la pena addosso, il professor Bartleboom.
- Insegnatemelo voi, Madame Deveirà, come farò a riconoscerla quando la vedrò.
Chiudete gli occhi Bartleboom, e datemi le vostre mani.
Bartleboom ubbidisce. E subito sente sotto le sue mani il volto di quella donna, e le labbra che giocano con le sue dita, e poi il collo sottile e la camicia che si apre, le mani di lei che guidano le sue lungo quella pelle calda e morbidissima, e se le stringono addosso, a sentire i segreti di quel corpo sconosciuto, a stringere quel calore, per poi risalire sulle spalle, tra i capelli e di nuovo tra le labbra, dove le dita scivolano avanti e indietro fino a quando non arriva una voce a fermarle e a scrivere nel silenzio:
- Guardatemi Bartleboom.
La camicia le è scesa sul grembo. Gli occhi le sorridono senza nessun imbarazzo:
- Un giorno vedrete una donna e sentirete tutto questo senza nemmeno toccarla.
...io non ho le parole da dirti o il coraggio di farti capire, darling
cosa sai di me
ma se solo una volta, un'unica volta mi guardi negli occhi e non parli
magari
puoi sentirmi piangere
Hold me, love me, ma che senso ha
stare così bene se non durerà
Hold me, trust me don't you go away
io impazzisco baby e tu invece pensi che
che anche questa storia finisce e come tutte le storie alla fine sparisce
honey
e questo non mi va
ma non è questa stupida lingua è la vita degli altri
che insegna e ferisce, e domani ci dividerà
e invece
e invece tu non sai...
(Daniele Silvestri - Hold Me)
Questo post nasce e muore come un accozzaglia di riferimenti ad altre cose. Ma va bene così.
Solo un evento del genere era riuscito a riunirci dopo tanto tempo.
Ero in macchina, una Mercedes, per la precisione; automobile spaziosa ed elegante come quelle che si usano in queste occasioni.
Al volante c’era Andrea Milia, in abito scuro, anello d’oro al mignolo.
Davanti alla chiesa Claudio Corongiu; in divisa, occhiali quadrati da sole sugli occhi, forse per nascondere l’emozione. Era identico, come i suoi capelli, eterni e solidi come un blocco di marmo. Claudio era Colonnello della marina.
Si stavano avvicinando le undici, ora in cui sarebbe dovuta iniziare la messa; arrivò Mauro, e subito dopo Giovanni Peralta, in abito scuro sebbene con le scarpe da tennis… ma, con uno sguardo da schizzato come il suo c’era da aspettarselo. Ora Gianni aveva uno studio ginecologico; lavoratore indefesso, non c’è che dire. Forse se avesse lavorato di meno non avrebbe perso tutti i capelli, pensai.
Entrammo in chiesa.
Nelle panche c’erano praticamente tutti, i miei vecchi compagni di classe.
In prima fila c’era Enrico Atzeri, capelli lunghi fermati da una bandana, abbronzantissimo, forse un po’ incartapecorito dal sole, per la sua età.
Già, perché lui ora viveva in Jamaica e, se avesse potuto, credo mi avrebbe fatto vedere subito il tatuaggio di una foglia che ora gli copriva la spalla.
Affianco ad Enrico brillava la pelata di Fabio; ora aveva il pizzetto anche se, a dire il vero anche alle superiori stava tentando di coltivarselo.
Adesso lavorava per un’agenzia assicurativa. (l’avessi saputo prima!)
“E’ strano come il tempo cambi le persone” pensai, vedendo poi Fabio De Pascale con tutti i capelli bianchi legati in un codino alla Amedeo Minghi mentre all’entrata della chiesa si accendeva una sigaretta, rimproverato al telefonino dalla moglie per non aver rifatto il letto.
In seconda fila c’erano Mauro, elegantissimo, occhiali da vista, barba curata e rada e Cappai, con una maglietta “ITALIANS DO IT BETTER” forse indossata con una punta d’ironia per i suoi tempi passati.
Si era seduto accanto a Mauro dicendo “ciao Ingegner Soddu” , sapendo benissimo che invece lavorava alla SARAS come tecnico.
Affianco a loro due, Muscas insieme a Marta. Loro avevano aperto una palestra già da parecchi anni. Già, perché l’anno dopo il diploma si erano sposati in fretta e furia con grande sorpresa di tutti.
Sorpresa che era passata otto mesi dopo quando Luca era diventato Papà.
C’era anche Zuddas, muscolosissimo:
detto anche il “Tyson di Elmas” era campione mondiale di braccio di ferro.
Erano le 10:45.
La messa sarebbe iniziata a momenti, ma parlavano tutti. Le ragazze piangevano. “Le ragazze…”, ormai erano donne, ma dopo il liceo pare che il tempo si blocchi e anche se ora avevano quasi quarant’anni per me erano sempre rimaste le mie compagnette di classe.
Silvia e Milena non c’erano. Come al solito; sarebbe anche stato strano vederle al di fuori della classe. Forse Milena era a casa a guardare Baywatch. Chissà.
Entrò il prete. Alto, biondiccio col pizzetto. Marco Fadda che con i suoi 130 kg. di peso era rimasto seduto fino ad allora si alzò e disse a Francesca Matta, che gli stava affianco “sembra Davide” provocandone un pianto scrosciante e facendo si che io mi rigirassi nella bara perché quel prete era Seu, ed essere paragonato a lui mi dava un certo fastidio.
Si aprì la porta della chiesa ed entrò Claudia Loddo. Magra, curata, in Tailleur grigio, era diventata un’elegante signora di 60 anni. Peccato che ne avesse 39. Arrivata come al solito in ritardo si affrettò a prender posto e assistette alla messa sino alla fine, quando Enrico, finita la liturgia si avvicinò alla mia bara. E lì si mise a parlare con Andrea Piras, ora docente di Filosofia all’università, il quale rivoltosi ad Enrico, non poté mancare di dire “era destino”, e si incamminò verso l’uscita dove Andrea Milia aspettava, impaziente, per portarmi a Bonaria, mia nuova ed eterna casa.
Ho ritrovato questo racconto per caso, pareva brutto lasciarlo nascosto tra i fogli muffiti e giallognoli.
sento il rumore del mio cuore quando e' in funzione per l'ennesima missione. nuove reazioni chimiche nuove pulsazioni ad ogni nuovo distacco. la parvenza, l'illusione di ricominciare senza conseguenze, senza macchie ma ad ogni nuovo raffreddore scompare sempre una minima dose di olfatto. Chi ha subito un danno e' pericoloso: sopporta tutto. troppe emozioni rendono insensibili. troppe emozioni rendono impassibili. sarei stato in grado di comprendere ogni castigo avesse avuto in se' un valore... non c'e' valore se non c'e' vanto nel dolore. chi e' costretto ad ascoltare troppo non vuole piu' parlare. troppe emozioni rendono insensibili. troppe emozioni rendono impassibili. troppe emozioni...
E' salita sulla linea rossa. Inganni. Il terzo vagone della metropolitana. Aveva un fiore tatuato sulla spalla e un anello nel labbro inferiore. la gente ha cominciato a urlare, qualcuno si è anche buttato a terra, ma io non ho mai smesso di pensare che era la più bella. Il tempo ha frenato bruscamente. Allora lei mi ha visto calmo e si è arrabbiata. Si è avvicinata e mi ha urlato: " Anche tu, coglione ! In fretta!". Ma ero rimasto abbagliato dalla sua immagine, quelle erano le prime parole che percepivo e non ho potuto far altro che pensare: "Anche tu cosa?". E' stato allora che ho notato la pistola, ma il mio sguardo si è subito spostato sulla sua mano. la mano lunga e convessa di una danzatrice orientale. Lei si è arrabbiata ancora di più, urlava e con quella mano mi ha tirato uno schiaffo. Non le importava più niente degli altri passeggeri, nulla dei soldi, non si ricordava neppure cosa era venuta a fare, le importava solo della mia calma: " Vuoi fare l'eroe ma sei un coglione. Sei un eroe o sei un coglione? " E prendendomi per i capelli mi ha sbattuto la testa più volte contro il finestrino. A quel punto mi è venuta in mente una cosa e gliel'ho detta: "Sono il tuo angelo custode " . Pausa. " Cosa? " Pausa. " Sono il tuo angelo custode, e tu dovresti nascondere la pistola e, alla prossima fermata, scappare, perche sento che ti andrà male. " A questo punto ha perso definitivamente il controllo, la pazzia le ha illuminato gli occhi e io ho potuto vedere che era davvero la più bella. Ha cominciato a picchiarmi col calcio della pistola urlando: " Sei nato per portarmi sfiga, bastardo! Ma io ti ammazzo! Ti ammazzo! ". Finalmente il naso si è rotto e il sangue ha cominciato a sprizzare dappertutto, mi è salito dentro agli occhi e per un attimo non ho visto più niente. lei si è fermata e ha sussurrato: "coglione senza ali !" Poi più forte verso gli altri passeggeri: "Coglioni senza ali!". Allora l'azione ha rallentato ancora di più e l'au-dio è sparito. Ma io ho fatto in tempo a dire che anche se non avevo le ali non voleva dire che non fossi un an-gelo. " Anche se non ho le ali non vuol dire che non ti ami. " Poi davvero si è fatto tutto lento e ovattato. lei mi ha puntato la pistola nel mezzo della fronte, e si è messa a piangere dal nervoso. Voleva solo spaventarmi, questo lo so, ma noi non decidiamo mai niente. Siamo sempre troppo presuntuosi e il treno ha ral-lentato troppo improvvisamente. Ho sentito un calore enorme, profondo, bellissimo in mezzo agli occhi e poi è diventato tutto nero. MA NATURALMENTE IO HO CONTINUATO A VEDERE LO STESSO-. Ti ho vista immobile, incredula, imbrattata di sangue. Ti ho vista guardare i passeggeri schizzare fuori come mosche da un barattolo, appena si sono aperte le porte del vagone. Ti ho vista capire la tua verità, voltarti, cercare di correre scivolare su un pezzettino del mio cervello e perdere la pistola propri o mentre le porte si richiudevano e il treno ripartiva e il tuo ragazzo-complice, che ti aspettava alla fermata, si voltava correndo e piangendo terrorizzato. Ha pensato che non ti conosceva affatto. Qualcuno ha messo la pausa, poi, per dare il tempo alla polizia di arrivare alla stazione successiva. Allora con la faccia schiacciata contro il vetro della porta sembrava che ci fossi solo tu, su quel treno. E mentre guardavi lui che si allontanava hai pensato che c'eri solo tu. Poi ti sei voltata e ti sei accorta che c'ero anch'io. Un cadavere e una donna finita. Chi è più morto fra noi due? Per un attimo l'hai creduto davvero che io potessi essere il tuo angelo custode. Poi hai pensato che gli angeli custodi non possono morire e la tua razionalità l'ha avuta vinta sulla realtà. Sei proprio una sfigata, Topino, a credere che noi possiamo condizionare la nostra vita. A pensare che gli angeli custodi non possano morire. In realtà siamo veramente liberi solo quando ne abbiamo la possibilità. E non lo decidiamo noi. E anche tu sei cosi. Sei proprio una sfigata, ma io ero orgoglioso di te. Ero orgoglioso di essere il tuo angelo custode. Ho sempre pensato che eri la più bella. Ora che mi hai ucciso pero' spero proprio che lassù decidano di sostituirmi con qualcun altro. (Manuel Agnelli - Il meraviglioso tubetto)
Se voglio che s'avveri il sogno
Che ho fatto da bambino
Mi devo stare vicino, fin troppo
Per imparare le cose non le devo disprezzare
Potrei finire male, o troppo normale
E se cerco di parlarti non ci sei mai
Non so come dirti che vorrei te al mio fianco
Ascolto volentieri da chi mi sa spiegare
Quello che poi uso per comunicare
Non voglio fare del male, vengo costretto
Ti può tradire anche l'amico migliore
E se voglio ritrovare la ragione
Devo cominciare da me
Rivelarmi in questa mia contraddizione:
Saper scegliere una fine e starla ad aspettare.
"...Tanto non me ne frega poi tanto di avere un umore nero.
E sai, non me ne frega poi tanto di te."
Tu lo sai com'è, quando vuoi fare silenzio ma vorresti che qualcuno si fermasse ad ascoltarlo, quel tuo silenzio...
Lo sai?
Posto un promemoria, e non un pensiero mio poichè ho la ferma intenzione di comprarmi il libro sottocitato e sono sicuro che mi dimenticherei titolo e autore se non lo facessi. Inoltre condivido molto il sarcasmo (o la visione della realtà) dello scrittore in questione, quindi mi piace appiccicarne le parole sul mio spazio. Buona lettura.
Ambrose Bierce (1842-1914), giornalista, veterano della guerra di secessione americana, poeta, e creatore del famoso Dizionario del demonio.
Attraverso il suo Dizionario del cinico (The Cynic's Word Book, titolo originale del 1906), Bierce punta il dito contro i paradossi della società americana nella quale vive, attaccando soprattutto politica, ipocrisie, religione (Non pronunziare il nome di Dio invano: scegli il momento in cui serva.)
Definizione di...
Cinico. La prima definizione spetta di diritto alla persona oggetto del libro: il cinico é una canaglia, di vista difettosa, che vede le cose come sono e non come dovrebbero essere
Amore: Parola inventata dai poeti per far rima con cuore
Adorare: venerare aspettandosi qualcosa in cambio
Abominevole: la qualità delle opinioni espresse dagli altri
Amicizia: Una nave abbastanza grande per portare due persone quando si naviga in buone acque, ma riservata a una sola quando le acque si fanno difficili
Armatura: abito che si indossa se il proprio sarto é un fabbro
Arrestato: colto sul fatto senza abbastanza soldi per comprare la propria libertà
Barometro: ingegnoso strumento che serva ad indicare i cambiamenti del tempo già avvenuti
Cannone: strumento usato per la rettifica dei confini nazionali
Colpevole: trattasi sempre di altra persona
Dentista: prestigiatore che, dopo averti messo del metallo in bocca, riesce a tirarti fuori delle monete dalle tasche
Fantasma: espressione visibile e materiale di una paura interiore
Felicità: gradevole sensazione creata dalla contemplazione delle miserie altrui
Fratricidio: uccidere un somaro per un poco di carne
Idiota: membro di una grande e potente tribú che nel corso dei secoli ha sempre esercitato un dominio assoluto sulle vicende umane
Imbalsamazione: processo di conservazione dell'umano prosciutto
Lunedì (nostra interpretazione): giorno successivo alla domenica di campionato
Magia: capacità di convertire la superstizione in moneta sonante
Pace: periodo di inganni reciproci compreso fra due fasi di combattimento aperto
Platonico: che si riferisce alla filosofia di Socrate
Santo: peccatore morto, riveduto e corretto
L'unica ragazza con cui vale la pena di uscire è quella che hai ancora il desiderio di vedere appena dopo esserti fatto una sega. (Anonimo)
CINQUE FOTTUTI MINUTI DI APPLAUSI.
Un post va dedicato a questa frase, perchè secondo me racchiude un'enorme verità.
Lìtost è una parola ceca intraducibile in altre lingue. La sua prima sillaba, che si pronuncia lunga e accentata, suona come il lamento di uncane abbandonato.
La litost è uno stato tormentoso suscitato dallo spettacolo della nostra miseria improvvisamente scoperta.
Capodanno. L'ultimo dell'anno. Tutti jumping and sparkling ad attendere la linea di confine. Li ho guardati. Cercano la festa migliore, il posto con più gente. Leggi inviti di sicuro effetto a serate in discoteca tipo "il DIVERTIMENTO è SPAZIO NEWTON" "il capodanno è LO TSUNAMI". Ma che vi affoghi lo tsunami. Capodanno è una festa del cazzo. Ma non è colpa sua, è colpa nostra, perchè l'abbiamo trasformata in un continuum della rincorsa consumista. A capodanno bisogna ridere di più, fare più casino, tirare più petardi, essere più felici, bere di più. Per quanto riguarda l'ultimo punto credo che mi risulti impossibile migliorarmi visti i livelli già fieramente raggiunti. A capodanno non è importante con chi si sta, è importante quant'èffigalafestadov'eriequantoc'haibevutotutto. C'è da dire che sono un tradizionalista. A me piace il fuocherello, la cena, la cena piena di cose ipercaloriche che mangi a sfinimento e col vino si intende, perchè non siamo piante, l'acqua è per loro. Mi piacerebbe dover evitare di mandare sms qua e la. Perchè quella gente la vorrei con me. E gli altri che si fottano, e nemmeno il messaggino standard. Tanto lo leggi ed è già passato.
Non mi sento affatto parte del tutto, del movimento astrale per la realizzazione del capodanno perfetto. Vi guarderò dall'alto della mia fastidiosa superiorità, con cui in tutta franchezza mi pulisco volentieri il culo ma da cui non posso prescindere. Sto bene io su quel tetto, con la faccia all'insù, una bottiglia sotto braccio e il fumo che esce dalla bocca ad ogni respiro, pesato. Vi guarderò dall'alto ridendo delle vostre vite vuote, per evitare di pensare alla mia, di vita vuota.
Eh si....
Quest'anno l'anno dura un secondo in più. La rotazione terrestre è più lenta degli orologi. Che culo. Io quel secondo lo userò per dare un bacio, è l'unico uso interessante che se ne possa fare.
"It may sound absurd...but don’t be naive
Even heroes have the right to bleed
I may be disturbed...but won’t you concede
Even heroes have the right to dream
It’s not easy to be me..."
Five for Fighting - Superman.
Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri
Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore
Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai
Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.
F. De Andrè.
Perchè è stata una scelta non dettata da alcuna ragione di utilità
Perchè è bello
Perchè l'ho elaborata con poco ( e - va - da - panico )
Perchè è un cofanetto di ricordi
Perchè non lascia il tempo che trova
Perchè i bambini fanno "OOOHHHH!!!"
Perchè non è comoda ma ci sta tutto
Perchè i suoi problemi si risolvono sempre
Perchè dopo quasi 70 anni siamo ancora qui a sentire gente che ci chiede "perchè?"
Perchè sono ricco e la benzina me la regalano
Perchè spesso salgo e sogno, invece di guidare
Perchè sono parte di lui
Perchè è parte di me
Perchè è zoomorfo
Perchè è simpatico
Perchè è colorato
Perchè me lo invidiano Perchè lo aggiusto io
Perchè lo lavo io
Perchè è stato il figlio che non avevo
Perchè mi porta ovunque
Perchè il rispetto se lo è guadagnato sulla strada
Perchè non ha un perchè!
perche' anche quando sono sbronzo mi porta a casa integro,
perche la pula al posto di fermarmi per i controlli sorride e mi fa passare,
perche' ha piu' stile di qualsiasi audi TT del tuo vicino di casa,
perche' basta dire che hai un maggiolo in un gruppo di gente che non conosci per diventare subito amici,
perche' le sgarelle nonostante non ci capiscano un H di motori vogliono comunque farci un giro a tutti i costi
perche' fondamentalmente non sei tu il padrone della macchina, e' piu' un tacito accordo di convivenza (un po' come i gatti.)
perche' quando lo guidi sembra che tutto il resto non conti
perche' fa sempre piacere trovare al mattino un bigliettino con su scritto "lo vendi? " e chiamare e dire ...
"NO"!!
perchè non è per niente sicuro,
perchè la radio prende niente,
perchè se freno non mi fermo...
perchè gli ammortizzatori non ammortizzano nulla...
perchè non ha ripresa, perchè non va forte,
perchè ogni tanto, crisoni e panico perchè non parte...
perchè quando fa freddo ci mette tanto a scaldarsi,
perchè ha i fari che illuminano niente,
perchè ti insultano quando non superi i 90 km/h"
perchè non le troveresti mai un difetto anche se ne ha mille.
perchè ha motorizzato paesi interi...
perchè un'auto del genere nei pochi neuroni di un bambino di 3 o 4 anni ha provocato uno shock... e nella tua immaginazione doveva essere veloce quasi come le ferrari, perchè aveva 2 tubi di scappamento.
perchè nn è mai banale...
perchè riunisce gente cn lo stesso spirito...
perchè è stata la prima auto a diffusione "mondiale"...
perchè è unica...
perchè riesce sempre a strapparti un sorriso... anke se ne vedi passare una nn tua...
perchè arriva dove le altre si fermano... "là dove osano i maggioli"...
perchè ha quel musino (o musone) sempre sorridente...
perchè ha una sua anima...
perchè se le parli ti capisce...
perchè è l'Auto con la A maiuscola...
perchè se kiedi ad un bambino di 4 anni di disegnarti un' auto nel 99,9% dei casi ti disegna un maggiolo...
perchè ha una storia unica, iniziata nn proprio nel migliore dei modi ma finita benissimo...
perchè ha resistito sulle linee di produzione di tutto il mondo dal '38 circa al 2003... ha attraversato 2 millenni...
perchè ha un'anima...
perchè è l'auto della Love Generation...
perchè nn è mai stata uno status simbol...
perchè nn è fighetta nè "tamarra"...
perchè era l'auto dei figli di papà e dei figli dei fiori...
perchè sempre perfetta in qualunque posto ed occasione...
perchè quando passa sorridono tutti... dai bambini ai vecchietti...
perchè il simbolo di un'epoca...
perchè una delle poke auto ke sta bene sia tirata a lucido sia piena di ruggine...
perchè x lei faresti pazzie...
perchè la conoscono tutti ma nn è mai banale cm una punto...
perchè è semplicissima ma raffinata nella meccanica e nella carrozzeria...
perchè è immortale.
perchè la carrozzeria è un'opera d'arte...
perchè a vederne una davvero bella ti commuovi...
perchè ha 2 okkietti pieni di gioia ke guardano il mondo...
perchè non invecchia, cresce.
perchè potrai sempre guardare male gli altri automobilisti, anke se è arrugginita e messa male...
perchè, cm direbbe celentano (e kazzo basta!!!), anke se è lenta di sè, è puro RNR!!!!...
Ho fame. Ho freddo. Non ho voglia di cambiarmi. La musica non mi piace. Ho sonno.
...non ho voglia di studiare. Domani dovrei studiare.
Voglio la ragazza. Non voglio la ragazza. Non mi piace la carne di maiale oggi. Oggi c'è solo carne di maiale. Devo farmi la barba. L'acqua è fredda. Non ho voglia di far toccare l'acqua alla mia faccia. non ho voglia di scrivere. sono annoiato allora scrivo. Non ho idee. e allora non scrivo cose sensate.
...quindi non ha senso.
Oggi sono particolarmente incazzato con tutto. Ma in particolare con il governo che si sta mettendo a disposizione della chiesa, allaa faccia dello stato laico e dello stato moderno e all'avanguardia. PECCATO = REATO. E' questo il messaggio che sta passando e molto dipende dai nostri merdosissimi mezzi di comunicazione, che ci stanno per ben rincoglionendo. Il resto dipende da noi, che ci facciamo rincoglionire. Sperando di far rinsavire anche solo per un momento qualche ignaro lettore che avrà il coraggio di leggermi tutto, procedo con questo mattone. Come disse Abhram (Simpson), sarò breve. Basandoci su alcuni fondamentali punti chiave si può facilmente arrivare a dedurre che qualsiasi messaggio ci venga proposto sarà il frutto di una rielaborazione tesa a comunicarci uno o più aspetti ritenuti rilevanti dall’emittente; essere coscienti sempre e in ogni contesto di questo, è il primo passo verso un analisi corretta delle informazioni che al giorno d’oggi ci arrivano, continuamente, sotto innumerevoli forme e con indici di realismo spesso differenti ma trascurati per essere semplicemente catalogati in quanto notizie. E se una considerazione del genere può sembrare scontata, si pensi alla sufficienza con cui capita che i giovani italiani acquisiscano quotidianamente le notizie, informati da un solo quotidiano, letto perché è quello che arriva in famiglia ormai per abitudine, o ascoltando passivamente un telegiornale; atti di routine che rendono il giornalismo un arma molto potente d’informazione, ma anche di ri-costruzione della realtà. Il mondo di oggi, troppo vasto per essere appreso nella sua interezza, ci viene racchiuso in un canale specializzato a cui dobbiamo affidarci, con le dovute cautele, per essere al corrente di ciò che ci circonda giorno per giorno. Ma per farlo dobbiamo essere coscienti di come funziona, si muove, e quali interessi si muovono all’interno di un mercato di vendita dell’informazione:
è giusto ricordare quindi che la produzione di notizie è sempre soggetta ad un processo di distorsione, che ok potrà essere intenzionale o involontaria, la prima TEORICAMENTE tesa ad uno scopo spesso provocatorio, la seconda frutto inevitabile del contesto, della cultura e del tentativo di rendere oggettivo un resoconto prodotto attraverso un filtro tutt’altro che oggettivo qual’è la mente umana. Sta di fatto che pendiamo dalle labbra di ciò che ci dicono e questa visione quasi religiosa rischia di affidare ai media le redini del pensiero, e scatenare così un processo in cui le masse si adagino all’interno di una sfera pubblica illusoria in una sorta di “matrix” dove poche menti dotte rilasciano le informazioni essenziali al “quieto vivere”. Visione che fa paura ma che, analizzando l’evoluzione della società attuale non è poi così lontana dalla realtà: si pensi alla trasformazione di massa della società nell’ultimo ventennio: i media come portavoce della realtà creano la moda, gli status symbol, propongono attraverso il tubo catodico programmazioni (salvo eccezioni) di sempre minore spessore culturale e che sovente riempiono e proiettano in particolare le giovani menti verso ideali, stereotipi e sogni spesso irraggiungibili distogliendole dalla realtà e dalle problematiche quotidiane. L’informazione audiovisiva inoltre, con il suo passare da una notizia all’altra privo di connessioni, ci porta in un mondo quasi al di fuori della realtà dove le notizie appaiono in una luce distorta, e la corretta informazione viene data, ma modellata a seconda dello scopo che si vuole ottenere. Significativo citare un commento della CNN sulla prima notte di bombardamenti su Baghdad nella guerra del Golfo del 1991, in cui si sentiva “sembra di essere alla festa del 4 luglio”. Esempio più che eloquente che si cercasse di distrarre l’attenzione dal reale problema di una città che esplodeva facendola quasi passare per una festa gioiosa. È facile interrogarsi su come un evento possa essere falsato, ma quando un buon montaggio e un commento unificatore vengono assorbiti nell’ascolto quotidiano delle notizie televisive, la riflessione sulla veridicità dell’informazione, veicolata da interessi di vario genere, viene tralasciata e “il popolo ingoia” le informazioni prendendole per vere, e assorbendone tutti i messaggi annessi. È però anche vero che il diffondersi di diverse e contrapposte fonti di informazione permettono alle volenterose testine non propriamente ricolme di merda di porsi in una prospettiva più globale e di monitorare e scegliere. Non ingoiare tutto quello che viene proposto, la verità, in ogni caso dobbiamo, dovremo, crearla con la nostra testa, una volta in possesso dei codici, delle logiche attraverso cui si muove l’informazione, con i propri interessi e le proprie posizioni.
Dalle informazioni che riceviamo ogni giorno dipende l’economia, l’azione sociale, gli ideali e lo sviluppo del pensiero. La società è tenuta insieme da un collante di informazioni che ne scandiscono i tempi e i modi. Ma le informazioni stesse sono prodotte dalla società. Ciò che a volte ci si dimentica è che le notizie di cui noi veniamo a conoscenza non sono la realtà nella sua interezza ma semplicemente una finestra sul mondo che ricopre più interesse delle altre. Già perché il giornalismo deve fare i conti anche con la noia del lettore, ormai assuefatto alla notizia. È così che viene data visibilità nazionale al lancio dei sassi dal cavalcavia, e l’evento rimbalza su vasta scala diventando, seppur per un breve periodo, sport nazionale.
E al giorno d’oggi, con l’avvento di strumenti d’informazione di massa più potenti della televisione, dei giornali o della radio, come internet, dove le notizie corrono in tutto il mondo in pochi secondi e possono essere create (e quindi falsificate) e distribuite da chiunque, è importante avere dei referenti stabili di informazione conoscendone scopi, indice di politicizzazione e ambito di specializzazione e stare ben attenti a non perderli di vista, ed essere pronti a confrontarli con altri, perché se è vero che il lettore moderno si è evoluto e probabilmente non ingoierebbe ad occhi chiusi una propaganda sul modello di “il duce è buono, il duce è amico dei bambini” , è anche vero che l’informazione, da sempre legata all’ambito politico, si è evoluta di pari passo e se acquisita senza spirito critico rischia di mostrarci solo un lato della medaglia. Sussiste un rapporto biunivoco tra giornalismo e società, l’uno plasma l’altra e di conseguenza si deve adattare alle nuove esigenze di quest’ultima, pena la perdita di credibilità e di interesse. Il boom della televisione come medium ne è una testimonianza agli occhi di tutti. L’avvento dell’informazione audiovisiva infatti, ebbe un impatto talmente grande da catalizzare l’interesse della gente, indifesa di fronte al realismo dell’immagine in movimento, “raccontata” da voci autorevoli. E tuttora ricopre un ruolo fondamentale, in quanto mezzo immediato, rapido, coinvolgente, attorno al quale si sono sviluppati interessi enormi, e che hanno fatto del mercato-notizia nell’ultimo ventennio un vero e proprio business, seppur, il piccolo “inconveniente” dell’etica professionale ne abbia frenato i margini di sviluppo. Questa ovviamente vuole essere una semplice provocazione atta però a collocare meglio quello che è oggi un industria che deve fare i conti e relazionarsi con pubblicità, marketing, e indici di “gradimento” del pubblico. La proposta delle notizie al giorno d’oggi è studiata, ed è in atto un processo di “stasi” in cui le notizie, ritmate quotidianamente nei propri spazi dedicati, non possono prescindere da determinate esigenze. La notizia, va creata e selezionata in modo da seguire il pubblico e i punti focali d’interesse del momento. Se quindi l’interesse momentaneo si riversa sul mercato dei cani in corea, e l’opinione pubblica è sensibilizzata verso l’argomento, un caso di maltrattamento di animali avrà un ruolo di maggiore rilevanza nell’attribuire rilevanza agli innumerevoli accadimenti che si discostano dalla routine e che creano quindi una notizia. Per citare un argomento più attuale, l’allarme terrorismo esploso, (o fatto esplodere) fa si che qualsiasi ordigno esplosivo o attentato alla vita pubblica assuma un ruolo da prima pagina. Si viene a creare però in questo ambito un processo che rischia di semplificare la realtà a fatti eclatanti, spesso enfatizzati o forzati in modo da suscitare maggiore coinvolgimento. C’è da chiedersi il perché del bisogno di una ricerca di fatti “estremi” per catalizzare l’interesse del pubblico.
La risposta è probabilmente nella ripetitività con cui determinati accadimenti più o meno gravi come la politica piuttosto che omicidi o incidenti stradali entrano al giorno d’oggi nelle nostre case diventando abitudine. Si rischia di distorcere la percezione della realtà semplificandola ad una serie di eventi narrati per occupare un determinato spazio, assistendo ad una quotidianizzazione dell’imprevisto che da un lato ci può rendere coscienti del mondo attuale, ma dall’altro ci rende immuni a fatti di per sé carichi di significati su cui probabilmente, non riflettiamo più quanto dovremo. E il paradosso sta nell’evoluzione e nella crescita disarmante nel mercato di una branca del giornalismo fatta di notizie spicciole, mondane, “easy”, che ci proiettano nel mondo di Biancaneve con il principe azzurro William d’Inghilterra che riesce addirittura a guidare una macchina sportiva, sebbene debba guardarsi dal non meno capace Emanuele Filiberto di Savoia intento a tagliare un nastro ad un inaugurazione piuttosto che a concedersi il meritato riposo in compagnia di una stupenda ragazza sulle spiagge di Porto Cervo. Quello che viene detto Gossip ne è solo una minima parte se si considera la quantità di “singole irregolarità” che tendono a fare notizia: la bambina che parla ai cani, lo scandalo di Bill Clinton. Ma se è vero che il giornalismo si relaziona alla propria utenza c’è da chiedersi il perché si sia verificato tutto questo. Se la produzione di notizie tende ad attribuire un maggiore indice di “notiziabilità” ad accadimenti simili, significa forse che stiamo inesorabilmente diventando tutti suocere in cerca di qualche pettegolezzo?
AGGIUNGEREI VAFFANCULO.

Bevanda ad onesta gradazione alcolica. già. Liscia va servita con una zolletta di zucchero flambè poggiata su cucchiaino. Si narrano poteri allucinogeni dovuti al principio attivo dell'Artemisia, pianta da cui viene distillato. Si narrano anche poteri nefasti e mortiferi. Ricopre un ruolo di rilievo nel panorama culturale e artistico, essendo stata usata a ricche sorsate da poeti maledetti e alcolizzati. Da esponente di quest'ultima fazione, ho ritenuto doveroso testarne l'efficacia. C'è da dire che l'italia, stato attento alla salute dei propri cittadini, non ha permesso la divulgazione della bevanda originale munita dei principi attivi interessanti, ma c'è anche da dire che Dio da e Dio toglie. E a me ha dato un cervello automunito di effetto allucinogeno. Perchè stanotte era un'allucinazione. E probabilmente quel viale in salita non aveva lo stesso nome geografico di sempre, la città era sottosopra, il tempo e la musica era indietro di anni. il lunedì al cinema era pieno più del sabato. Si. Era un'allucinazione. Morbida e sognante.
Mi chiamo Davide e sono un alcolista.
Stamattina mi sono svegliato e ho finalmente deciso che la dimora in cui vivo ha, a ragione, diritto di pubblicazione. Io ormai ci vivo da parecchio, e non riesco più a coglierne le peculiarità ma mi sforzerò, poichè niente è al suo posto e all'occhio esterno risulterà, a farla breve, un troiaio. Si perchè la mia non è una casa, è più un ecosistema, dove tutto sopravvive in bilico sul burrone, a partire dalle nidiate di polvere per finire con le bucce di banane. Parto con il descrivere gli abitanti, che sono 4 me compreso. Io vivo con la famiglia, ma ho appurato nel tempo che il rapporto è totalmente atipico e si vive più o meno come 4 studenti universitari. Nessuno si cura dell'altro, ci si vede di rado quando gli orari coincidono, non si mangia mai insieme, nessuno pulisce, nessuno s'incazza se nessuno pulisce, qualcuno s'incazza quando il livello di casino supera la calpestabilità del suolo, ma non viene ascoltato dai restanti abitanti. Il qualcuno in questione viene preso da raptus zeracco e riordina. Ma l'ordine creato non è mai l'ordine di una casa normale, è il disordine di una casa normale, ma ormai siamo tutti abituati e il disordine normale ci soddisfa. Inoltre vengono a formarsi delle
concrezioni di oggetti dimenticati da dio negli spazi vuoti del pavimento per cui capita che, ad esempio, guardandosi attorno in questa stanza che dovrebbe essere un soggiorno gli oggetti atipici si sprecano. C'è un mobile per il computer, un acquario con i pesci, un pianoforte sommerso di cartacce, un divano letto semiaperto, uno stenditoio appeso alla finestra, una tv con una playstation (UNO) mummificata nel mobile sottostante. Niente di strano. Il problema è quando poi, guardando nelle zone che dovrebbero essere vuote, trovi una coperta sul pavimento, piegata amorevolmente che giace lì da circa un mese, un fucile giocattolo, anch'egli ormai parte integrante della coperta, una corda, scatoloni vuoti, scatoloni pieni di pietre, (DA DOVE SONO USCITE?) una ruota di camion con al suo interno montato un woofer, rotto, due palloni da calcio sgonfi, distese di scarpe probabilmente spaiate. E questo è il minimo, perchè l'ecosistema più interessante è il tavolo della cucina, e si. Perchè lui, LUI, splende di luce propria. Il tavolo della cucina è come una sorta di Jenga, l'odioso gioco di società, ma al contrario: resiste inalterato finchè ogni centimetro non viene invaso da piatti-posate-scodelle. A questo punto si inizia, come le maggiori metropoli insegnano costruendo grattaceli, a svilupparlo in verticale. Iniziano quindi a formarsi delle abili e precarie pile di piatti puntellati di posate, avanzi a scalare dal centro ai bordi in maniera piramidale onde evitare il crollo. Visto che a casa mia non si mangia mai insieme, l'equilibrio del tavolo si mantiene quando un pezzetto dello stesso sia in grado di ospitare piatto, posata, eventuale pezzo di pane, bicchiere ammesso che ce ne siano puliti o in alternativa bottiglia. Nessuno si cura della sua liberazione finchè Jenga collassa. Quando non è più possibile ammucchiare, allora gli abitanti impazziscono, e seppur tentati di comprare un tavolo nuovo, si chinano al volere di dio e riportano la situazione a zero. Ora ho fame e vado a mangiare, nella speranza che un angolo sia libero.
Credo che dedicare un post di parole a questo lieto evento, sarebbe privarlo o comunque impoverirlo dell'atmosfera che per una sera soltanto fu, e poi mai più.
Lascerò solo una foto, conscio del fatto che nonostante i fumi dell'alcool avessero annebbiato la mia testa, altrettanto non fu per il cuore, che ivi riempitosi di gioia, iniziò a battere più forte.

Nel mio recente vissuto sono arrivato ad osservare dei fenomeni più o meno ricorrenti che mi portano a stilare una legge generale (polemica) sul modus operandi delle donne nei confronti dei ragazzi, ed in particolar modo di quelli cosiddetti "stronzi" o sulle proprie, per usare un termine meno offensivo. La sottile danza si riduce più o meno a questo schema:
La ragazza desidera un ragazzo, ci esce, se lo fà, il ragazzo è sulle sue (o non la caga
, o è stronzo), la ragazza si intestardisce, non importa sia o meno l'uomo perfetto, viene posseduta da un germe di possesso, e niente e nessuno le farà cambiare idea. L'uomo in questione a questo punto sceglierà, se è veramente stronzo, di lasciarla dietro di se, sapendo che non andrà via, perchè è cotta, è malata, e farà i fatti suoi, da bravo stronzo, non facendo altro che alimentare la fiamma del possesso di lei che nonostante lui si stia facendo mezza penthouse, accecata continuerà ad inseguirlo. Sottile danza, sottile dolce danza senza fine.
E' forse questo il motivo di tanti scleri tra i giovani d'oggi su cui scatarrerei volentieri? Per quale motivo è insito nel dna femminile l'ormone della testardaggine che rende i bravi ragazzi dei poveri sfigati e i pezzi di merda l'oggetto del desiderio immeritato?
Donne. Quando si fissano non capiscono più niente. Si impuntano. Tutte. Ebbene si. Anche se sei la persona più merdosa della storia. Potranno anche avere altre storie nel mentre ma un quadrato di neuroni nel cervello rimarrà a te dedicato, a te stronzo che devi essere loro. C'è un gene nella testa della donna che le impone di scoprire se l'uomo con cui stà sarà quello della sua vita, no, le dice che lui sarà l'uomo della sua vita, finchè dopo 6 milioni di merdate inizierà a pensare che forse non lo era. Ma basterà un sorriso, un gesto a cancellare qualsiasi schifezza per rilanciare la giovane donzella nel sogno del principe azzurro disperso.
E un piccolo spazio lo voglio dedicare anche alle martiri, ma alle martiri tonte. quelle che rendono l'uomo misterioso solo perchè non capiscono quello che dice, e non perchè dica qualcosa di realmente intrigante. Svegliatevi!
Volete l'uomo perfetto? Avrete una facciata su misura.
Le affermazioni sopraelencate potrebbero non corrispondere a verità. Adoro generalizzare. Tutto è il contrario di tutto. Crocifiggetemi pure, ma con cognizione di causa.