
Nome: No.
Acido e birra.
L'Italia è una repubblica fondata sul bigotto.
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello.
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Riordinavo il pc e ho trovato alcuni pezzi di roba scritta, che rischiavano d'essere cestinati. Ma siccome questo blog serve solo a ricordarmi cosa penso o cosa ho pensato in passato, vista la mutevolezza del mio io, appiccico qua, e cosìssia.
Questa produzione risale al mio ritorno da Roma, dove persi tutti i bottoni della camicia a furia di lanciarmi in mezzo al pogo del "circolo degli artisti", e che mi fece riflettere sulla differenza con la mentalità paleolitica dei dinosauri cagliaritani.
A CAGLIARI SERVE UNA ROCKOTECA.
Questa è una crociata. A cagliari serve una rockoteca. Un locale dove al posto delle solite sbobbe ci sparino musica che liberi l’animo impazzito che c’è, represso in ognuno di noi. L’illuminazione mi è venuta una sera al charlie, dove mi trovavo per sbaglio visto che odio stare inscatolato come una sardina. La serata trascorreva tranquilla, ossia spenta, tutti ciondolanti a sperare in un contatto con un centimetro di pelle femminile, unico scopo della serata, e palesemente annoiati dalla musica, che ormai è diventata amorfa e indistinguibile. D’un tratto compare una canzone atipica, un pezzo cantabile, (perché ormai in discoteca è impossibile cantare, visto che l’hiphop reggaeton o quel che volete odierno a meno che uno non soffra di convulsioni è impronunciabile ma soprattutto irricordabile), credo fosse “Urlando contro il cielo” di Ligabue e puff, di colpo l’ambiente risorge, si crea una sorta di atmosfera da concerto, irrilevante che il gruppo non fosse presente: c’era un pezzo da condividere, da cantare a squarciagola.
Come si fa ad essere coinvolti dall’ultimo pezzo di Mattafix?? Io non so nemmeno chi è, per fare l’esempio son dovuto andare a leggermi le classifiche. Ma soprattutto come faccio a ricordarmi la canzone se il mese prossimo non ci sarà più? Quando ormai molte lune fa si andava all’opengate, il momento glorioso era la successione di Blink182 “what’s my age again” “Basket Case” dei greenday e gli Offspring con “Pretty fly…”, “Song 2” dei Blur. Si pogava, si impazziva, si urlava, si cantava. La discoteca non era più un pisellatoio e basta. Sti cazzi se la ragazzina di fianco non ti si filava. Era anche un concerto in cui ci si ricordava che la musica non è lì solo di sottofondo. Mi chiedo se sia così azzardato fare una bella rocckoteca dove al posto della divertentissima Rana pazza mi sparino I Prodigy, Muse, Motel Connection, DepecheMode perché no i Subsonica che sono ballabilissimi, ma anche tuffarsi all’indietro con Little Richard e la sua “tuttifrutti”.
Folle paganti ma poco esagitate. Questo è il paradiso dell’organizzatore. Non sia mai che qualcuno si accorga che ci potrebbe essere qualcosa di diverso da una serata inscatolata ad agitarsi ad un ritmo soporifero bevendo un bicchiere di ghiaccio condito.
